L’iperproduzione scientifica va a scapito della qualità

Qualche giorno fa mi è stato segnalato il post del 4 gennaio “REF cycles force academics to rush out poorer quality research” disponibile sul sito del Times Higher Education qui: link

Si riferisce di uno studio,“Short Termism in Science: Evidence from the UK Research Excellence Framework” di Groen-Xu M. et al , che dimostra come in occasione delle scadenze delle valutazioni periodiche della agenzia britannica REF, equivalenti ai nostri cicli VQR, si è assistito ad una intensificazione della produzione scientifica del 35% a cui ha fatto riscontro solamente un 12% di incremento delle citazioni.

Proprio oggi invece ho analizzato un articolo che dimostra l’uso strategico delle autocitazioni in Italia ai fini del superamento delle mediane delle Abilitazioni Scientifiche Nazionali: “Self-citations as strategic response to the use of metrics for career decisions” di Seeber et al. Ogni commento è, credo, superfluo. Una chiara ulteriore falla in un sistema che vacilla.

Queste sono ulteriori prove dell’erroneità di politiche che incentivano l’iperproduzione scientifica quanto invece si dovrebbe incentivare la qualità della ricerca, non la quantità.

Noi in Italia, come ho ampiamente argomentato nel documento “Quale valutazione?” disponibile in calce a questa pagina web: https://laboratoriopolito.org/quale-valutazione, paghiamo anche l’effetto ulteriore dei criteri utilizzati per conseguire le Abilitazioni Scientifiche Nazionali e della “corsa” al superamento delle mediane, senza per altro escludere le autocitazioni.

Ho ritenuto di integrare quest’ultimo documento citando gli articoli di Groen-Xu M. et al. e Seeber et al. nel capitolo “I lati oscuri della abilitazione scientifica all’italiana”.


Cari saluti

Guido Saracco