Questo contributo fa parte di "Agorà", la sezione del sito laboratoriopolito.org dedicata ad un confronto aperto e inclusivo sul futuro del Politecnico di Torino. Per maggiori informazioni visita laboratoriopolito.org/agora

Un network internazionale per lo sviluppo locale

di Giuseppe Scellato (Dipartimento di Ingegneria Gestionale e della Produzione, Politecnico di Torino).


Al nostro Ateneo viene riconosciuto da più parti e in diversi contesti un ruolo fondamentale a sostegno dei processi di crescita e sviluppo del sistema socio-economico locale. Tale ruolo si declina su più dimensioni e ha ricadute molteplici in ambiti differenti. L’attività dell’Ateneo concorre all’evoluzione socio-economica del nostro territorio, delineando scenari di sviluppo di lungo periodo, migliorando la qualità delle risorse umane e ponendosi come elemento di attrattività internazionale, in grado di attivare reti di relazioni e generare investimenti.
Quest’ultimo aspetto è particolarmente rilevante per garantire l’efficacia dell’azione dell’Ateneo a sostegno dello sviluppo locale. È chiaro, infatti, che nell’attuale contesto l’apertura internazionale è requisito fondamentale di un sistema socio-economico, affinché esso possa svilupparsi lungo traiettorie innovative e consolidarsi secondo modelli sostenibili.
Solo un Ateneo capace di muoversi efficacemente sulla scena internazionale, attraverso la creazione di network di ricerca e l’attivazione di collaborazioni anche con il mondo industriale, potrà, dunque, avere un reale impatto sul territorio locale.
In questa prospettiva è importante analizzare quale sia stata, in anni recenti, l’evoluzione internazionale del nostro Ateneo. Tale evoluzione può essere valutata sulla base di tre diversi indicatori, ciascuno dei quali fornisce informazioni sulla qualità e l’intensità delle relazioni che il Politecnico di Torino ha stabilito con istituzioni internazionali.

L’analisi del numero di pubblicazioni scientifiche internazionali censite da Web of Science con almeno un autore affiliato al Politecnico di Torino rivela un tasso di crescita medio annuale tra il 2006 e il 2016 pari a circa il 7%. A fronte di tale importante crescita è interessante analizzare il livello di apertura internazionale delle ricerche condotte. I dati indicano un trend crescente nell’incidenza di pubblicazioni con co-autori stranieri, da valori intorno al 30% circa 10 anni fa al 45% del 2016. Negli anni 2006-2017 è in generale aumentata la propensione a collaborazioni con soggetti esterni all’Ateneo.



Incidenza di pubblicazioni scientifiche con almeno un autore affiliato al Politecnico di Torino con collaborazioni esterne all’Ateneo (blu) e con collaborazioni internazionali (arancione). Fonte: elaborazione dati Web of Science.

Come è cambiata in questi anni la geografia complessiva delle reti di ricerca internazionali del Politecnico di Torino? Uno sguardo ai due grafici qui sotto mette in evidenza sia una significativa intensificazione delle collaborazioni con Paesi quali Stati Uniti, Francia e Germania, sia l’ingresso di nuovi importanti partner di ricerca (Cina, Russia, Sud Africa, Brasile). Nel complesso emerge il profilo di un’istituzione fortemente ancorata a network internazionali di ricerca su scala globale.



Intensità di pubblicazioni scientifiche di ricercatori del Politecnico con co-autori all’estero (anni 2006-2011)



Intensità di pubblicazioni scientifiche di ricercatori del Politecnico con co-autori all’estero (anni 2012-2017)

I progetti di ricerca finanziati dalle istituzioni Europee rappresentano chiaramente un importante canale per la costituzione di nuovi network internazionali di ricerca. Nel 2016 un gruppo di ricercatori del Politecnico ha realizzato uno studio per la Commissione Europea finalizzato all’analisi dei pattern di partecipazione ai Programma Quadro di tutte le Università europee. Nel complesso, sul Settimo Programma Quadro le Università italiane hanno ottenuto circa il 6% del budget totale, contro il 9% delle olandesi, il 14% delle tedesche ed il 26% delle inglesi. Il Politecnico di Torino rientra comunque tra le prime 100 Università per numero di progetti acquisiti. Ovviamente, come si può notare dal grafico qui sotto, la comparazione a livello europeo con altre Università sconta un rilevante fattore dimensionale e di specializzazione scientifica del nostro Ateneo (si consideri che le prime 10 Università hanno acquisito il 16% dell’intero budget FP7e le prime 20 circa il 25%). Tuttavia, una semplice analisi di produttività rispetto alla consistenza del personale strutturato mostra una performance complessiva dell’Ateneo superiore alla media del campione delle prime 100 Università europee. Inoltre, la network analysis condotta nello studio ha individuato per il Politecnico un indice di centralità nella rete (costruita sulla stratificazione di tutti i progetti dell’intero FP7) superiore alla media italiana, soprattutto per il sottoinsieme di progetti che avevano nel partenariato anche imprese.



Prime 100 università Europee per numero di progetti EU anni 2007-2014. Relazione tra numero di progetti e dimensione dell’Università (Head Counts of Academic Staff). Fonti: Elaborazioni su dati EU E-Cordis ed Eter (www.eter-project.com)

Una dimensione fondamentale per l’ampliamento della rete internazionale di ricerca è la mobilità dei ricercatori. Vi è ampia evidenza empirica in merito alla correlazione positiva tra mobilità internazionale, performance scientifica e ampiezza del network di collaborazioni internazionali. Su questo asse il nostro Ateneo sconta un pesante effetto Paese con un non trascurabile ritardo rispetto ad altre realtà internazionali. I dati di qualche anno fa indicano che mediamente a livello italiano solo il 3% dei ricercatori sono stranieri [contro il 17% di un paese relativamente comparabile come la Francia]. I più recenti dati di mobilità internazionale prodotti dall’OECD, basati sull’analisi del cambiamento nel tempo dell’affiliation dei ricercatori, indicano un flusso in ingresso per l’Italia poco superiore all’1% del totale dei ricercatori residenti (dato 2017).




Si noti che i dati su pubblicazioni e progetti finanziati trascurano tutte le ulteriori forme di collaborazione che per loro natura o area scientifica di riferimento sono più difficilmente misurabili. Anche tenuto conto di questo aspetto, l’evidenza presenta un quadro nel complesso positivo: l’Ateneo ha un patrimonio importante ed in crescita di relazioni internazionali per la ricerca che contribuiscono naturalmente ad alimentare il supporto al territorio nelle varie forme del trasferimento di tecnologie e conoscenze. Tale network è il frutto del lavoro negli anni dei singoli gruppi di ricerca nei dipartimenti, che tuttavia deve essere sostenuto e promosso anche con azioni sistemiche a livello di Ateneo. In questo senso è auspicabile sia il consolidamento e rafforzamento di iniziative già in essere (es. supporto ai visiting scholar, progetti di collaborazione con Atenei esteri prestigiosi), sia lo sviluppo di nuove specifiche forme di incentivo per l’internazionalizzazione della ricerca, la costituzione di partnership o centri con altri Atenei, il recruiting internazionale soprattutto per le posizioni post-doc.